Villaggio della Surselva · Grigioni
Breil/Brigels
Un villaggio romancio della Surselva, a 1.280 metri su un terrazzo sopra il Reno anteriore, sotto la riserva forestale di Scatlè.
Breil/Brigels occupa un terrazzo a 1.280 metri sul versante destro della valle del Reno anteriore, in Surselva. Il territorio comunale sale a nord fino allo spartiacque, verso il Bifertenstock, il Muttenstock e lo Hausstock, e scende a sud fino al fondovalle: il villaggio stesso, le parti di Danis-Tavanasa e Dardin-Capeder e la frazione di Vàli ne fanno parte. Il 1º gennaio 2018 vi si sono aggiunti Andiast e Waltensburg/Vuorz, fino ad allora comuni autonomi.
A nordovest del villaggio, sul versante est del Piz Dado, la riserva di Scatlè lascia dal 1911 un bosco di abeti rossi del tutto fuori sfruttamento, fra 1.580 e 2.015 metri, accanto al Flem nella parte bassa della Val Frisal. Le fonti in tedesco lo danno per il più alto bosco vergine di abeti rossi d'Europa, affermazione che nessuna fonte scientifica consultabile qui conferma.
L'origine del nome è discussa: le fonti tedesche la ricollegano al celtico briga, l'altura fortificata, quelle inglesi a brigilo, la piccola città. Il luogo compare nel 765 come Bregelo, nel testamento del vescovo Tello di Coira, che lascia la corte centrale del villaggio all'abbazia di Disentis; la chiesa di Santa Maria e la cappella di Sant'Eusebio passano a loro volta all'abbazia nel 1185, per conferma pontificia. La torre di Marmarola, residenza della famiglia de Latour, brucia nel 1496 e resta un rudere. La peste colpisce due volte: 316 morti nel 1550 e 130 nel 1631. Nel 1738 gli abitanti riscattano i diritti di decima.
La strada per Waltensburg, aperta nel 1870, pose fine all'isolamento e accompagnò gli inizi del turismo estivo. Nel 1943 il comune abbandonò il nome tedesco di Brigels per il doppio nome Breil/Brigels; la costruzione degli impianti del Pez d'Artgas, nel 1972, lo spostò verso lo sport invernale. La lingua d'uso resta il sursilvano, la cappella Son Sievi è classificata come bene culturale d'importanza nazionale, e dal 2017 il villaggio appartiene all'associazione Les plus beaux villages de Suisse.
Perché questo luogo è notevole
Il nome da solo racconta la storia del villaggio: Brigels e basta fino al 1943, poi Breil/Brigels, il romancio per primo, in un comune dove il sursilvano è rimasto la lingua di ogni giorno. Sopra i tetti, la riserva di Scatlè lascia dal 1911 invecchiare un bosco di abeti rossi senza taglio fra 1.580 e 2.015 metri, a una quota in cui il bosco sfiora già il proprio limite.
Storia e origine
Una fortificazione d'altura stava sul colle di Sant'Eusebio prima che il nome del luogo entrasse nei testi, nel 765, come Bregelo: il vescovo Tello di Coira lasciò allora la corte centrale all'abbazia di Disentis. Dal 1185 l'abbazia tenne la chiesa e la cappella, poi la protezione del paese e l'alta giustizia. La torre di Marmarola bruciò nel 1496. La peste portò via 316 persone nel 1550 e 130 nel 1631. Il riscatto dei diritti di decima, nel 1738, allentò la tutela; la strada del 1870, il cambio di nome del 1943 e gli impianti del 1972 fecero il resto.
Cosa fare e vedere
- Camminare fino alla riserva dello Scatlè, una foresta di abeti rossi lasciata senza taglio dal 1911 tra 1580 e 2015 metri.
- Cercare la cappella Son Sievi, iscritta come bene culturale d'importanza nazionale.
- Individuare le rovine della torre di Marmarola, residenza dei Latour incendiata nel 1496.
Venire in famiglia: cosa sapere
- Il villaggio occupa una terrazza a 1280 metri, con un territorio comunale che sale a nord fino al Bifertenstock, al Muttenstock e all'Hausstock.
In coppia
- Passeggiare sulla terrazza del villaggio, dominata a nord-ovest dal versante est del Piz Dado e dalla riserva dello Scatlè.
- Passeggiando per il villaggio, raccontatevi il cambio di nome del 1943, quando il solo Brigels divenne Breil/Brigels, con il romancio al primo posto.
- Seguire la strada di Waltensburg, aperta nel 1870, che pose fine all'isolamento del villaggio.
Posizione
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