Borgo italofono · Grigioni

Poschiavo

Un borgo grigione rivolto alla Valtellina: italofono, cattolico e riformato insieme, disteso lungo il Poschiavino a 1014 metri.

Illustrazione derivata, realizzata da Swiss Highlights a partire da una fotografia con licenza libera.

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Tradotto durante una seconda revisione assistita dall'IA — non ancora validato da un redattore madrelingua.

Poschiavo occupa una valle che scavalca lo spartiacque alpino e scende verso sud: il passo del Bernina la separa dal resto della Svizzera, le sue acque raggiungono l'Adda in Valtellina e vi si parla italiano — la Val Poschiavo è uno dei settori italofoni dei Grigioni. Il borgo si distende a 1014 metri lungo il Poschiavino, scavalcato da tre ponti, dall'Alta Vila a nord all'ima Vila a sud. Al centro stanno la collegiata di San Vittore, gotica su base romanica, la piazza con la casa comunale e la torre comunale, già torre dei balivi del duca di Milano.

La via che scende a sud, la Via d'i Palazz, racconta un'altra storia. Da un lato giardini con i loro gazebi, gli orti e gli alberi da frutto; dall'altro una fila di case costruite da chi era partito a far fortuna per l'Europa — dalla Russia alla Spagna, dalla Danimarca alla Sicilia — ed era tornato al paese a finirvi la vita. Poco più in basso la chiesa barocca di Santa Maria, fiancheggiata da pioppi, fa da meta alle processioni; quella del Corpus Domini copre il borgo di piccoli altari di fiori, candele, muschio e rami d'abete.

La Riforma ha diviso il borgo in due senza spezzarlo. I convertiti si volgono al commercio e fanno la prosperità della comunità; le famiglie nobili, rimaste in gran parte cattoliche, conservano la loro influenza a Coira come a Milano e in Valtellina; e i contadini delle cuntradi, i villaggi a nord e a sud del borgo, restano cattolici, ciascuno con la sua cappella barocca riccamente decorata, quella di San Carlo con una via crucis dalle figure quasi a grandezza naturale. Nell'aprile del 1623 una banda venuta dalla Valtellina, sulla scia del massacro del 1620, raggiunge Poschiavo e uccide una ventina di riformati; i superstiti si rifugiano in Engadina, a Zurigo e a Berna. Ne riportano parole ladine, e da allora il parlare dei riformati si distingue da quello dei cattolici.

Perché questo luogo è notevole

Poschiavo deve la sua fisionomia a una posizione di cerniera: svizzero per diritto, italiano per lingua, la valle guarda a Milano e alla Valtellina più che a nord. Il borgo ne conserva il segno: una collegiata gotica posata su base romanica, la torre degli antichi balivi del duca di Milano, l'antico palazzo Massella eretto nel 1682 e divenuto albergo. La frattura confessionale, poi, non si legge solo nelle chiese: ha lasciato due modi di parlare lo stesso dialetto, e quello dei riformati porta le parole ladine riportate dall'Engadina dopo il 1623.

Storia e origine

Nel Cinquecento e nel Seicento Poschiavo è tra i borghi più popolosi dei Grigioni e della Valtellina. I Grigioni avevano conquistato la Valtellina nel 1512 e se ne spartivano le cariche; il rancore accumulato esplode nel 1620 con il massacro dei protestanti e raggiunge Poschiavo nell'aprile del 1623. Da quella frattura la valle esce con due comunità che convivono, un commercio rivolto a sud e un'architettura che deve a Milano quanto a Coira. Dal 2017 il borgo aderisce all'associazione dei più bei villaggi della Svizzera.

Cosa fare e vedere

  • Visitare la collegiata di San Vittore, gotica costruita su base romanica, al centro del borgo.
  • Percorrere la Via d'i Palazz, che contrappone i giardini con gazebo e alberi da frutto alle case costruite dagli emigranti tornati da Russia, Spagna, Danimarca o Sicilia.
  • Fermarsi alla chiesa barocca di Santa Maria, fiancheggiata da pioppi, meta delle processioni del borgo.
  • Individuare la torre comunale, antica torre dei balivi del duca di Milano, che ricorda l'orientamento storico della valle verso Milano e la Valtellina.

In coppia

  • Attraversare i tre ponti che scavalcano il Poschiavino, dall'Alta Vila a nord all'ima Vila a sud.
  • Camminare lungo la Via d'i Palazz osservando le case costruite da abitanti partiti a far fortuna in Europa.
  • Fermarsi davanti all'antico palazzo Massella, costruito nel 1682 e divenuto albergo.

Posizione

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